La prospettiva di un autunno difficile per il nostro tessuto economico era stata
preventivata, ma di fronte allo scenario attuale sta salendo la paura tra le nostre imprese
che si possano ritrovare nuovamente nella situazione di chiusura vissuta nella scorsa
primavera.
Una prospettiva questa che, qualora dovesse ripetersi, significherebbe una catastrofe
economica per il nostro territorio con un inevitabile ritorno ad una nuova recessione, con
effetti irreversibili anche sull’occupazione.
Il messaggio deve essere forte ed inequivocabile: non possiamo permetterci un altro
lockdown.
E’ vero sì che la salute è un diritto primario e va preservata ma è altrettanto vero che
anche la nostra economia debba essere difesa: le nostre PMI sono un patrimonio
economico e sociale assolutamente irrinunciabile.
Gli ultimi mesi, anche se densi di difficoltà, sembravano riportare uno spiraglio di speranza
e fiducia, anche grazie agli interventi messi in atto, che hanno richiesto e che richiedono
la massima attenzione e senso di responsabilità, azioni che noi, come Confimi Industria
Umbria, abbiamo messo come priorità nel confronto con le istituzioni.
Anche se quest’emergenza ci ha obbligato a rivedere le nostre abitudini in tutti gli ambiti,
sia personali che nei contesti produttivi, la sicurezza di tutti i soggetti che interagiscono
nelle organizzazioni aziendali è sempre stata al centro degli sforzi di tutti. Ed è per questo
motivo che conciliare le esigenze di tutela della salute con quelle di salvaguardia
dell’assetto economico deve costituire un obiettivo condiviso.
Auspicando nel proseguimento della didattica in presenza, ma considerando che una
delle principali cause di trasmissione sono gli spostamenti e gli assembramenti, riteniamo
che sia indispensabile intensificare i rapporti di collaborazione tra i servizi di trasporto
pubblico e quelli privati e scaglionare le entrate e le uscite dei ragazzi dalle scuole.
E’ necessaria quindi una profonda riflessione da parte del Governo e delle istituzioni
regionali, mantenendo alta la guardia, ma senza uccidere l’economia.

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