…Allarmante assenza di visione europea sugli approvvigionamenti di energia.

Roma, 22 gennaio 2022 – “Inconcludente il vertice a porte chiuse tra il Mise e Confindustria da cui è scaturito un investimento di 1,7 miliardi per il caro bollette ma senza un progetto proporzionale e strutturato, di fronte a un incremento dei costi per le imprese tra gli 8 e i 37 miliardi non si può concorrere con il 4.5% lasciando l’industria italiana alla deriva” così Paolo Agnelli presidente di Confimi Industria commentando le misure stanziate dal Governo per calmierare l’impazzare dei costi energetici e contenute nel nuovo decreto ristori.

“Misure che non sembrano accontentare neppure le associazioni territoriali e di categoria di Viale dell’Astronomia che hanno già fatto presente alla stampa il loro disappunto” sottolinea Agnelli. 
“E dove sono le misure per contenere i costi del gas?” si interroga il numero uno di Confimi Industria e che, a tal proposito, ricorda “Tra le proposte del Ministro Cingolani c’era la volontà di raddoppiare l’estrazione del gas passando da 4 a 8 miliardi di metri cubi e la volontà di investire in favore di imprese e famiglie gli extra profitti delle imprese energetiche che fine hanno fatto?”  

“Piuttosto che operazioni tampone, si inizi a pensare di vendere l’energia al prezzo amministrato e mettere le imprese italiane a livello di quelle europee, si valorizzino i giacimenti di cui disponiamo, si inizi a permettere davvero l’utilizzo di fonti alternative e rinnovabili” e su quest’ultimo aspetto Agnelli ci tiene a far presente che esiste un reale contrasto.
“Da una parte lo Stato incentiva e incoraggia le imprese a investire in energia pulita (solare, fotovoltaico, eolico e simili), dall’altra pone una quantità di paletti e limiti (dall’utilizzo, alle installazioni, agli aspetti paesaggistici solo per citarne alcuni) che avvicinarsi totalmente alle rinnovabili è praticamente impossibile”. 

“Sembra evidente che il Governo non si renda del tutto conto della catastrofe economica e sociale alla quale ci troviamo di fronte” rimarca preoccupato il presidente di Confimi Industria. 

“Due le derive: con questi costi energetici ci troveremo di fronte al fallimento e alla chiusura di gran parte del manifatturiero italiano con milioni di nuovi disoccupati” rimarca Agnelli “e coloro che sopravviveranno saranno costretti a scaricare a valle, sul consumatore, i costi aggiuntivi generando un’ondata di inflazione che sarà difficile da gestire/contenere”.

“Ci auguriamo che si tenga conto anche di un’altra industria manifatturiera “unicamente” privata composta da migliaia di imprese che sono il vero welfare del territorio italiano” chiosa il presidente di Confimi Industria.

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